     p 325 .


Paragrafo 8 . L'illuminismo tedesco (Aufklrung).

     

Introduzione.

La  filosofia tedesca del diciottesimo secolo  come compressa  tra
due  giganti,  Leibniz  e Kant(184), il cui  pensiero    racchiuso
dentro   due  rigorosi  sistemi.  E  se,  come  diceva  d'Alembert,
l'illuminismo  spirito

p 326 .

sistematico contro lo spirito di sistema, si capisce subito  che  i
margini  per  la  sua  affermazione  in  Germania  sono  molto  pi
ristretti che in Italia. Nel nostro paese, infatti, la presenza  di
una  forte tradizione scientifica mantiene aperto il dialogo con  i
protagonisti  inglesi  e  francesi  di  un  rinnovamento  culturale
fondato  sulla  critica  della metafisica, mentre  in  Germania  il
movimento dell'Aufklrung non rifiuta ogni valore trascendente, non
avversa  la religione e non pretende di ridurla a un puro  fenomeno
naturale; anche sul piano politico non esprime quel radicalismo che
 invece tipico dell'illuminismo francese.
     Nell'illuminismo tedesco, sulla scorta dell'opera di  Spinoza,
sembra  dominare  la  "ragion  pratica",  cio  la  ricerca  di  un
fondamento razionale alle leggi della morale.
     L'elemento che contraddistingue gli illuministi tedeschi   la
riflessione sulla dimensione morale dell'uomo, piuttosto che  sulle
capacit  conoscitive  della ragione  e  sugli  aspetti  sociali  e
politici.  La  conoscenza    vista in  una  dimensione  socratica,
finalizzata alla realizzazione del bene: "L'ignoranza e l'errore su
ci  che  bene e ci che  male sono le due fonti da cui nasce una
vita  disordinata e una condotta irregolare [...]. Poich le nostre
azioni  libere  diventano  buone  o  cattive  attraverso  ci   che
necessariamente   ne   scaturisce,  per  giudicarle   occorre   una
conoscenza  della connessione delle cose: dal momento  poi  che  la
comprensione della connessione delle cose  opera della ragione, il
bene  e  il male sono conosciuti dalla ragione. E perci la ragione
ci insegna quello che dobbiamo fare e tralasciare; il che vuol dire
che la ragione  la maestra delle leggi di natura"(185).
     Un   altro  riferimento,  oltre  quello  spinoziano,  per   la
filosofia  tedesca  del Settecento non pu  non  essere  il  grande
sistema di Leibniz, con il rigore logico che lo domina. L'influenza
di Leibniz si manifesta soprattutto nell'esigenza di individuare, e
utilizzare   per  interpretare  ed  elaborare  i  dati  provenienti
dall'esperienza,  le  regole  di  cui  Dio  ha  dotato  il   nostro
intelletto.

Christian Wolff.
     
In  questo  modo   possibile superare - in una dimensione  logico-
metafisica   -   le  contraddizioni  che  derivano  dall'esperienza
sensibile  e,  anzi,  riconoscere il carattere non  contraddittorio
della  stessa realt ("il migliore dei mondi possibili"). La realt
-  osserva  Christian Wolff -  senza dubbio possibile,  altrimenti
non  sarebbe,  perch "soltanto il possibile pu diventare  reale";
siccome,  per il principio di non-contraddizione, non    possibile
che  una  cosa sia e non sia nello stesso tempo(186), "Se vedo  che
qualcosa esiste, posso ammettere che sia possibile e che quindi non
contenga in s nulla di contraddittorio"(187).
     
     p 327 .
     
     Come  si vede, siamo agli antipodi delle conclusioni di  Hume:
per  il filosofo inglese tutte le certezze venivano ricondotte alla
condizione  di  possibilit;  qui  la  possibilit     assunta   a
fondamento  della certezza. Il principio di ragion sufficiente,  di
cui  Leibniz "non ha dato alcuna dimostrazione"(188),   dimostrato
da Wolff(189).
     Ovviamente   queste   dimostrazioni   non   possono    trovare
l'approvazione  dello  spirito critico  dell'illuminismo  francese:
sebbene d'Alembert e Diderot riconoscano la genialit di Leibniz, e
lo  stesso  Voltaire  - che pure aveva ferocemente  ironizzato  sul
"migliore  dei  mondi possibili" - ammetta, ne Il secolo  di  Luigi
quattordicesimo,  l'importanza universale dell'opera  del  filosofo
tedesco(190), tuttavia  ancora una volta Voltaire a denunciare  il
vuoto  intellettualismo della cultura tedesca: "La sua [di Leibniz]
ragion sufficiente, la sua continuit, il suo pieno, le sue monadi,
eccetera  sono  germi  di  confusione, dai  quali  Wolff  ha  fatto
sbocciare metodicamente 15 volumi in 4 che pi che mai favoriscono
il piacere che le teste tedesche provano a leggere molto e a capire
poco"(191).
     
Lo "spirito di esattezza".
     
Ernst  Cassirer  ricorda che Kant considerava Christian  Wolff  "il
vero  creatore  dello  spirito di esattezza in Germania"(192).  Uno
spirito che si applicava in ugual misura alle leggi della morale  e
a quelle della conoscenza.
     Christian  Wolff, che opera in Germania nella prima  met  del
Settecento e che ritiene se stesso l'erede del pensiero di Leibniz,
rappresenta  bene  la  sintesi dei due aspetti  che  caratterizzano
l'illuminismo  tedesco:  il  rigore logico  e  l'interesse  per  la
morale.
     La conoscenza si articola - per Wolff - in una scala di valori
che  culmina  nella  conoscenza filosofica, alla  quale  si  arriva
attraverso la conoscenza storica e matematica. Il percorso, come si
vede,    dato  da una progressiva astrazione, da  un  processo  di
allontanamento  dai  dati dell'esperienza. Per conoscenza  storica,
infatti,  Wolff  intende non solo quella che  deriva  dallo  studio
delle  vicende della storia umana, ma, molto pi in generale, dallo
studio della natura e di tutto quanto  oggetto di
     
     p 328 .
     
     esperienza(193). La conoscenza matematica, che ci consente  di
determinare  "le quantit che ineriscono alle cose", va  al  di  l
della  semplice conoscenza storica: essa mette le cose in relazione
tra  loro  partendo  non dall'esperienza bens  dalle  definizioni,
dagli  assiomi  e dai postulati: l'applicazione alle  esperienze  e
alle osservazioni  il punto di arrivo(194). Lo stesso procedimento
vale per la conoscenza filosofica: "Ci si serve soltanto di termini
spiegati con un'accurata definizione e si assume come vero soltanto
ci  che   sufficientemente dimostrato. [...] Chi dunque non  vede
che  le  regole del metodo matematico sono le stesse di quelle  del
metodo filosofico?"(195).
     Portato  sul piano della morale, il metodo matematico  produce
una  notevole semplificazione: noi vogliamo solo ci che  riteniamo
bene;  "Se  l'uomo vuole il male e non il bene, ci  accade  perch
considera  erroneamente come bene il male"; la libert  -  elemento
fondamentale di ogni azione perch questa abbia un valore morale  -
consiste nel potere di scegliere tra due cose ugualmente possibili,
ma in realt la libert contiene dentro di s la necessit: un uomo
libero  che  conosce  con  esattezza il bene  e  il  male  non  pu
scegliere  altro  che  il bene. La conoscenza costringe  l'uomo  al
bene(196).
     Quando  analizza la nascita e il funzionamento della  societ,
Wolff  continua  ad essere mosso da questo suo rigore  ottimistico:
per  soddisfare i propri bisogni l'umanit necessita  di  strutture
produttive  complesse,  di  una  divisione  del  lavoro,   di   una
organizzazione sociale; la comunit - come Wolff chiama la  societ
composta  da un certo numero di famiglie -  uno strumento  per  il
raggiungimento  del  bene comune cui tutti gli  individui  tendono;
all'interno della comunit vige un'unica e suprema legge: "Fai  ci
che  promuove  il  benessere comune e tutela la  sicurezza  comune;
ometti  invece ci che ostacola il benessere comune ed   contrario
alla sicurezza comune"(197).
     
Vernnftige Gedanken.
     
Se  scorriamo  i titoli delle opere di Christian Wolff  scritte  in
tedesco  non possiamo non essere colpiti dalla monotonia  ossessiva
che  li  contraddistingue:  tutti, nessuno  escluso,  iniziano  con
Vernnftige Gedanken, "Riflessioni razionali".
     Questa  ragione  che tutto domina, che cancella  ogni  aspetto
contraddittorio della realt e guida l'uomo verso il Sommo Bene, ci
fa venire in mente, pi che il razionalismo moderno di Descartes  o
Leibniz,  l'idealismo platonico e neoplatonico; eppure essa  ha  al
suo  interno  un elemento che consente di collocarla nel  variegato
mondo  dell'illuminismo. La ragione di cui parla Wolff non nega  la
realt  materiale  ed  empirica, non cerca di trasformarla  -  come
facevano Leibniz e Plotino - nella periferia
     
     p 329 .
     
     oscura  dello  spirito, anzi riconosce nel mondo materiale  il
proprio  oggetto e il proprio fondamento: la conoscenza  storica  
fondamento  della  conoscenza filosofica, perch "Quelle  cose  che
sono  o  accadono non sono private della loro ragione,  da  cui  si
comprende  perch  sono  o  accadono.  La  verit  dell'asserto   
manifesta  mediante esempi, purch prestiamo sufficiente attenzione
e  l'acume  richiesto"(198).  Questo  intreccio  indissolubile  fra
ragione  ed esperienza sar alla base del grande sistema filosofico
che   chiude  il  Settecento  tedesco,  quello  di  Kant,  in   cui
l'illuminismo verr superato, ma non respinto.

Gotthold Ephram Lessing.
     
Il  mondo  culturale  tedesco - come d'altronde  quello  del  resto
d'Europa - non  un blocco monolitico: in esso, accanto ai  cultori
dell'esattezza, c' chi si dedica di pi alla ricerca della  verit
che non alla sua sistemazione (riduzione a sistema).
     
Lo spirito di ricerca.
     
Sensibile  alla fiducia nel progresso che domina tutto il  pensiero
moderno  e,  in  particolare, il pensiero  illuministico,  Gotthold
Ephram  Lessing ritiene che la storia del mondo e quella dell'uomo
siano la manifestazione di un progressivo perfezionamento. Pertanto
qualsiasi  sistema che voglia racchiudere al suo interno la  Verit
contraddice il dinamismo della realt, corre il rischio di sfociare
nel  dogmatismo  e,  soprattutto, rende  l'uomo  "inerte,  pigro  e
superbo"(199).
     C' una lezione nel pensiero di Leibniz - dal confronto con il
quale   nessun  filosofo  tedesco  pu  esimersi  -  che  favorisce
l'incontro con l'illuminismo: il ruolo centrale dell'individuo e il
suo  carattere  dinamico(200). Se  vero che il Tutto    eterno  e
immutabile,     altrettanto  vero  che  la  monade   accoglie   la
molteplicit  nella  sua  unit, e che    anche  "espressione  del
temporaneo  nell'immutabile"(201). Ovviamente   necessario  aprire
qualche  finestra nelle monadi, e metterle in contatto fra  loro  e
con  il  mondo esterno in modo da accogliere le istanze illuministe
di progresso e di storicit e socialit dell'individuo.
     Questa    in sostanza l'operazione che cerca di fare Lessing.
L'essere  si  manifesta in un processo infinito della  molteplicit
degli enti, dalla non consapevolezza alla coscienza, e la ragione 
l'artefice  di questo processo che avviene nel tempo. Il  progresso
verso  la  perfezione   proprio sia di ogni  individuo  sia  della
totalit degli enti, e si attua attraverso l'educazione.
     Wolff  era considerato il praeceptor Germaniae(202) e svolgeva
la sua funzione attraverso una sistemazione manualistica del sapere
da  trasmettere  al  popolo  e  alle generazioni  future;  Lessing,
invece,
     
     p 330 .
     
     propugna  una educazione di tipo socratico: "L'educazione  non
d all'uomo nulla che egli non possa trarre anche da se stesso; ci
che  egli  potrebbe trarre da se stesso, essa glielo offre soltanto
con  maggiore rapidit e facilit"(203); l'educazione non   quindi
la  comunicazione della Verit, ma una sorta di addestramento della
ragione  alla  ricerca  e,  siccome  il  progresso  dell'umanit  
infinito,  ancora una volta ci troviamo di fronte alla  convinzione
che  la  ricerca non ha fine, se non vogliamo fossilizzarci  in  un
dogmatismo sterile.
     In  questo  quadro  generale,  la  riflessone  di  Lessing  si
concentra   sull'analisi   della   storia   e   del   ruolo   della
religione(204),  Come  la molteplicit degli enti    riconducibile
all'unit  del tutto(205), cos la molteplicit delle  religioni  
riconducibile  a  un  processo unitario  in  cui  si  manifesta  il
rapporto  fra  l'unico  Dio e gli uomini e fra  questi  e  Dio.  Il
fenomeno  religioso  unico e, come tutte le cose, dominato  da  un
continuo processo di perfezionamento cui concorrono ragione umana e
intervento divino.
     La  rivelazione divina svolge presso il genere umano la stessa
funzione che l'educazione svolge presso il singolo: "La rivelazione
non  d  al  genere umano nulla a cui la ragione  umana  non  possa
giungere  altrettanto con le sue proprie forze; essa ha offerto  ed
offre  all'umanit le pi importanti di queste  cose  con  un  buon
anticipo"(206).
     Come  si vede, con questa affermazione Lessing si allinea alla
posizione  pi diffusa in ambito illuminista, e apre  la  strada  a
quanto  sosterr  tredici  anni dopo Immanuel  Kant  nell'opera  La
religione  entro i limiti della sola ragione: la razionalit  della
religione,  cio  la  non contraddizione fra verit  di  ragione  e
verit  religiosa,  e  la  capacit della  ragione  di  raggiungere
autonomamente,  anche  se in tempi pi lunghi,  quanto    rivelato
dalla religione.
     Vediamo ora, in maniera schematica, come si  andata evolvendo
la  storia umana in rapporto alla religione. La ragione umana si  
posta  fin dall'inizio (dalla comparsa del primo uomo) il  problema
di Dio e lo ha analizzato con i suoi propri strumenti. In una prima
fase "essa [la ragione] divise l'incommensurabile Uno in parti  pi
commensurabili  e diede ad ognuna un connotato particolare.  Ebbero
cos  origine,  in  maniera  del tutto naturale,  il  politeismo  e
l'idolatria"(207).
     La   ragione,  quindi,  si  aggira  per  millenni  in  "questi
labirinti",   finch  Dio  non  le  fornisce  un  nuovo   indirizzo
rivelandosi   al   popolo  di  Israele.  A  questo   proposito   le
affermazioni di Lessing sono a
     
     p 331 .
     
     dir  poco  sorprendenti:  "Non potendo  n  volendo  rivelarsi
ulteriormente a ogni singolo uomo, egli si scelse un singolo popolo
come  oggetto  della  sua particolare opera educativa,  e  anzi  il
popolo  pi rozzo e pi barbaro per poter intraprenderla  con  esso
dai  primissimi  rudimenti"(208). Nella stessa  pagina  in  cui  ha
affermato  la  straordinaria potenza della ragione (la  rivelazione
non d all'uomo nulla che egli non possa raggiungere con la propria
ragione),  Lessing  dichiara l'impotenza e i limiti  di  Dio  ("Non
potendo n volendo").
     L'educazione  del  popolo  eletto  come  l'educazione  di  un
individuo  nella sua infanzia: la religione ebraica  insiste  sulla
potenza  e sulla forza di Dio che, proprio in quanto il pi potente
e  il  pi forte fra tutti gli esseri, non poteva essere che unico.
La  ragione, nel suo processo di perfezionamento, a un certo punto,
ha autonomamente ricostruito il concetto di unicit della divinit,
"deducendolo con sicurezza dal concetto dell'infinito":  non  c'era
dunque  pi  bisogno delle continue minacce divine per  fornire  un
insegnamento  morale.  La parte del genere umano  cui  Dio  si  era
rivelato era giunta "a un punto in cui aveva ormai bisogno e in cui
poteva  ormai  servirsi, per le sue azioni morali, di  moventi  pi
nobili e pi degni che non le ricompense e i beni terreni che  fino
ad allora l'avevano guidata".
     I  tempi  sono  maturi  per la venuta  di  Cristo,  "il  primo
attendibile maestro pratico dell'immortalit dell'anima"(209).
     Ma neppure l'insegnamento di Cristo pu fermare il progressivo
perfezionamento  della ragione (anzi, come ogni intervento  divino,
lo  facilita  e  ne accelera il percorso): usando  la  ragione  per
questioni  come  la  dottrina dell'immortalit  dell'anima  potremo
gradualmente "fare a meno anche del Nuovo Testamento".  Nel  futuro
dell'uomo  ci  sar il tempo in cui la ragione avr superato  anche
l'insegnamento  di Cristo: "Verr certamente l'epoca  di  un  nuovo
Vangelo eterno"(210).
     C'  un  ultimo aspetto che vogliamo sottolineare e che mostra
un  ulteriore punto di contatto fra il pensiero di Lessing e i temi
generali dell'illuminismo: l'individuo, sebbene sia il prodotto  di
un  processo storico, non accoglie in s i frutti di quel  processo
in  maniera meccanica e automatica; i risultati del progresso della
ragione  umana appartengono a ciascuno nella misura in cui sono  il
frutto di una ricerca e di una rielaborazione personale: "La strada
su  cui  il genere umano giunge alla perfezione, ogni singolo  uomo
(chi  prima e chi dopo) deve averla percorsa per suo conto". Ora  -
si  domanda  Lessing  -   possibile percorrere  quella  strada  in
un'unica vita? E' possibile che un individuo in un'unica vita possa
essere stato un "Ebreo sensuoso", un "Cristiano spirituale"  e  poi
aver  superato entrambi questi stati? Nulla ci impedisce di pensare
-  egli  conclude - "che ogni singolo uomo sia esistito  su  questo
mondo pi di una volta"(211).
p 332 .

La filosofia tedesca.

Abbiamo  gi  ricordato i meriti che Kant attribuisce  a  Christian
Wolff(212); vedremo negli ultimi due capitoli di questo volume  che
non solo il kantismo, ma anche l'idealismo tedesco affonder le sue
radici nel terreno preparato in Germania dall'illuminismo.
     L'illuminismo  degli altri paesi europei, pur consapevole  del
valore  universale  del  sapere  scientifico  e  filosofico  e  pur
proiettato  nella dimensione del cosmopolitismo, non distoglie  mai
l'attenzione  dal  particolare, dalla  differenza,  dall'esperienza
diretta.  Non    un  caso che la moderna  idea  di  nazione  nasca
all'interno della cultura illuminista(213). L'uguaglianza  tra  gli
uomini,  l'affermazione di diritti universali, primo fra  tutti  la
libert, non cancellano - ma piuttosto valorizzano - l'individuo.
     L'attenzione  all'individuo che abbiamo trovato  nei  filosofi
tedeschi - soprattutto in Lessing -  in qualche modo costantemente
riassorbita  nel Tutto ("Uno e Tutto") e diluita in una  dimensione
trascendente e metafisica di cui l'illuminismo tedesco  sembra  non
volersi liberare. In una sorta di rovesciamento rispetto agli altri
paesi  europei,  la  filosofia tedesca -  nel  momento  in  cui  si
autopercepisce e autodefinisce come universale - si differenzia  da
tutte  le  altre  e  acquista  quel  carattere  nazionale  che   la
contraddistinguer anche nel secolo successivo:  punto  di  arrivo,
estrema e universale sintesi di tutto il sapere filosofico.
